mercoledì, 17 giugno 2009
Desatellizzazione.




E' immensamente doloroso non riuscire ad avere controllo su di sè e continuare a vederci diversi da come in realtà vorremmo essere. Fino ad accorgerci che è soltanto colpa nostra e che, se avessimo avuto maggiore forza e maggiore disciplina, allora forse tutto sarebbe stato possibile. Anche la felicità. Anche l'amore.








thewastelander|20:47 | commenti (1)

sabato, 02 maggio 2009




La neuropsicologia mi affascina nella stessa misura in cui mi spaventa a morte. Mi sono avvicinata alla disciplina per puro narcisismo, cercando ancora una volta una valida spiegazione in grado di giustificare le mie anomalie, ma i risultati non mi hanno sollevato come speravo, anzi. Non è affatto confortante venire a conoscenza che esiste una predisposizione genetica per certe patologie psichiatriche, il solo fatto di essere nati per soffrire senza diritto di appello, senza possibilità di cambiare il proprio futuro, mi atterrisce. Io che dialogo con i miei spettri come se fossero persone, io che sono profondamente innamorata del dolore che mi abita, non riesco ad accettare una de-responsabilizzazione come questa: io sono responsabile per qualsiasi elemento della mia esistenza, perchè non dovrei esserlo del mio dolore? Io voglio esserne responsabile, io voglio sentirne il peso sulla coscienza, io voglio convivere con la consapevolezza di aver fatto delle scelte (sbagliate) e di doverne pagare le conseguenze, io voglio sentire la potenza e l'orgoglio che questa sofferenza mi conferisce.

Inoltre se veramente accettiamo l'ipotesi di una predisposizione genetica, dobbiamo anche affrontarne le conseguenze sociali: se la nostra sofferenza è solo un errore biologico, questo solleva le persone attorno a noi da ogni responsabilità e senso di colpa? Siamo stati educati attraverso la convinzione che siamo i figli dell'ambiente in cui siamo cresciuti, ma se ogni nostra caratteristica fosse già scritta nel nostro DNA, irrimediabile e necessaria, allora che ruolo ha il mondo esterno sulla nostra formazione? Ho il sospetto inquietante che queste scoperte non faranno altro che indurre un processo di de-responsabilizzazione della società; milioni di ragazzini vittime di abusi vedranno etichettare il loro dolore come naturale, inevitabile, ed i loro abusatori non saranno più condannati per aver provocato un trauma nelle loro vittime, perchè quel dolore giaceva già sopito in loro, era solo una questione di tempo e si sarebbe manifestato comunque. I neuropsicologi parlano già di grandi invenzioni, pillole che somministrate fin dalla nascita potranno ristabilire il normale equilibrio celebrale ed evitare il manifestarsi di molte tra le patologie psichiatriche più diffuse. Dovremmo esserne felici, debelleremo i grandi mali del secolo, eppure ho sempre l'insopprimibile sensazione che stiano cercando di privarci di una parte fondamentale della nostra psiche; vorrei tanto sapere chi e su quali basi ha deciso deliberatamente che la felicità rappresentasse la normalità, la condizione migliore per l'essere umano, e che ogni forma di sofferenza fosse invece patologica, da estirpare. Mi torna in mente una vecchia puntata di “Ai confini della realtà”, intitolata "E' bello quel che piace", in cui una paziente, di cui non ci viene mai mostrato il volto, viene condannata a vivere in un ghetto perchè la chirurgia estetica non era riuscita a renderla esteticamente gradevole, ed il suo aspetto era solo in grado di provocare ribrezzo; alla fine dell'episodio vediamo che la paziente è meravigliosamente bella, come una vecchia stella di Hollywood degli anni '40, e che i dottori hanno i volti di maiali trasfigurati.

La domanda allora sorge spontanea: chi è il paziente, chi è il dottore adesso?



thewastelander|00:36 | commenti (1)

mercoledì, 01 aprile 2009
La verità sulla nostra infanzia è immagazinata nel nostro corpo e vive nella profondità della nostra anima. L'intelletto può essere ingannato, i sentimenti intorpiditi e manipolati, la percezione umiliata e confusa, i corpi illusi dai farmaci. Ma la nostra anima non dimentica mai. Poichè siamo una cosa sola, un'anima e un solo corpo, un giorno il nostro corpo ci presenterà il conto.

(Alice Miller)

thewastelander|21:41 | commenti (1)

giovedì, 26 marzo 2009
Ogni immagine trae origine dallo specchio per poi esaurirsi nel nostro subconscio. Gli specchi della coscienza si incrinano, i frammenti sono taglienti, ma il sangue è depurato e macchia i nostri abiti migliori.

Riposiamo sempre nella medesima posizione:  la testa curva e adagiata sulle ginocchia, i muscoli che pulsano di un tremore involontario.
Corrotti nel fisico e nella mente, siamo abbandonati a stretto contatto con la condizione mortale che siamo stati educati a temere ed ignorare, per ricoprirla sotto il cemento del pubblico consenso, così che non possa più farci del male.

Nel descrivere la società, le sue pose, la sua grandiosa ingenuità, siamo sospinti dalla compassione e dalla disperazione, e non ultime, da schegge di satira ed ironia.
Eppure ogni immagine è svigorimento, una struttura retta solo sul rimorso di una perduta dedizione per il suo contenuto.


Ci identifichiamo con le nostre paranoie, ci identifichiamo con le nostre abitudini, ci identifichiamo con delle  testimonianze fasulle di un crimine antico, e baciamo la guancia al Paese che ci ha divorato.

Non riceviamo nulla in cambio.

Il nostro esistere non ha ragioni, l’assurdo batterci e scalpitare ancora non ha ragioni..
Tra essenza ed apparenza non c'è nemmeno più reale antagonismo.

E' facile non dimenticare, ma difficile è raccontare.
In un raro momento di lucidità, in mezzo al fango, la vecchia cariatide disse: "Cosa dovremmo raccontare se non l'assenza di qualcosa da raccontare, l'impossibilità di raccontare, la mancata forza per raccontare, e al contempo l'esigenza ed il dovere morale di raccontare?"

Si tratta di un gesto di creatività, un atto distruttivo capace di comunicare la bizzarra sensazione di essere vivi e al contempo di far luce, di chiarire e narrare frammenti della condizione umana; la gloria è promessa a chi vi entra in contatto, tentando di afferrarla, o a coloro che osano addirittura provare a definirne i valori in una determinata epoca storica, o in un semplice brandello di tempo, mentre nel mondo il culto dell'immanenza diventa metro imprescindibile di immutabilità.

Ed è qui l'eterno tranello.

Incolti ed anonimi, rifiutiamo di dare spiegazioni, quando ne siamo avidamente affamati. Fissiamo lo specchio con sguardo attonito, ci sciogliamo,dissolvendoci delicatamente e lasciando dietro di noi un alone di fumo, come gas sprigionato da candeggina immersa in acqua.

Per purificarci dal nostro senso di colpa, siamo costretti a descrivere il nostro fato attraverso il linguaggio quotidiano, oggettivi come corrispondenti di una guerra antica.

Per quanto oscuro, il nostro messaggio non rimane come verità immutabile, tanto meno come dogma, ma solo come una raccolta di istanti congelati di un'interiorità tormentata e profonda, proiettata al mondo esterno in ogni salotto dai malconci muri in cui sia appeso questo testamento.

Per un giorno, oppure per sempre, non fa molta differenza.

I veri valori non cambiano mai, rimanendo, come nient’altro, costanti, poiché solo il tempo ha un valore costante, ed il tempo è il tramite privilegiato dell'esperienza artistica.

”Nulla è più reale del nulla.”

L'esperienza umana è, per nostra sventura, meno stimolante del nulla, dal momento che l’ unica realtà che conosce è quella dell'impossibilità di trovare significato in se stessa.

Dopo l'accumularsi di tanta storia, abbiamo perso ogni forma di innocenza, e non siamo più capaci di credere nelle spiegazioni. Preferiamo descrivere, invece che vivere, preferiamo toccare con mano, invece che esplorare, invece di ammirare, noi bramiamo.

Ed eccoci qui adesso, o forse lo eravamo già.

thewastelander|20:26 | commenti

mercoledì, 25 marzo 2009


[Jenny Saville]



Impagabili perle di saggezza.



Individuo 1: Non essere così giù di morale, pensa a qualcosa di bello!
Io: [con espressione molto seria] Non c'è niente di bello nella mia vita, il mondo degli adulti mi ha portato via tutto.


Ma parlando di notizie rievanti, è stato diffuso il comunicato ufficiale riguardo "Journal for Plague lovers", il nuovo album dei Manic Street Preachers che conterrà gli ultimi testi scritti da Richey prima della sua scomparsa, 14 anni fa. L'album uscirà il 18 maggio (invece che l'11 come inizialmente era trapelato, per mia grande delusione, dato che già vedevo nella coincidenza tra la data di rilascio e quella del mio compleanno come un innegabile segno mistico) e questo mi fa pensare... perchè spostare la data di rilascio di una settimana? Cosa cambierà in quella settimana? Assolutamente nulla, se non che il 18 maggio ha un'enorme portata simbolica nel mondo della musica, il 18 maggio è l'anniversario del suicidio di Ian Curtis (Joy Division); non è chi non veda che i due personaggi, Ian Curtis e Richey Edwards, hanno innumerevoli elementi in comune, tanto artisticamente (soprattutto riguardo la poetica sviluppata) che biograficamente, inoltre le band da cui provenivano hanno seguito un percorso analogo dopo la loro scomparsa, e non è un mistero che Edwards stesso fosse un grande ammiratore di Curtis. Ora, come possiamo interpretare questa coincidenza?

a- una fatale casualità, anche se vagamente inquietante
b- un segno mistico
c- il sentore che "qualcuno" sta cercando di dirci qualcosa
d- altro (specificare)


thewastelander|22:58 | commenti

martedì, 24 marzo 2009
Chi non muore... noterei che pubblico l'intervento alle 2.50 a.m.! E' stato un parto difficile, soprattutto perchè è un tema che sento molto vicino, specialmente in questo momento. E' difficile scrivere qualcosa di oggettivo su qualcosa di estremamente intimo e viscerale, evitando accuratamente alcuni particolari che inevitabilmente affiorano, ma che preferisco omettere. Se poi si è, come me, della specie per la quale la scrittura rappresenta una sorta di processo onirico, dove riemergono elementi che il tuo inconscio credeva di aver seppellito, in cui sa da dove parti, ma mai da dove arriverai, la cosa si fa più difficile. Però sono contenta di aver terminato di scriverlo, perchè mi ha concesso di esorcizzare alcuni spettri fin troppo scomodi, che ultimamente assumevano troppo spesso le sembianze dello stesso Richey Edwards (su cui verte lo scritto). Avrei voluto dire molto molto di più, sul nichilismo, su Nietzsche, approfondire meglio la storia dell'autodistruzione come definitiva affermazione dell'individualità (argomento in cui io dovrei avere una laurea ad honorem, un master, un phd, un premio nobel, e forse anche un pullitzer) ma avevo un limite di parole, e eccoci qui. Il titolo mi pareva perfetto, per i temi e per il testo della canzone omonima dei Garbage che penso si accordi meravigliosamente con quanto scritto.Tra parentesi: sono bionda.


BLEED LIKE ME

L’essere umano ha un insanabile bisogno della tragedia; la tragedia è per l’umanità un assaggio irrinunciabile, la nostra piccola dose di trascendenza quotidiana che ci consente di entrare in contatto con l’intrasmutabilità che, da esseri materiali quali siamo, inevitabilmente aneliamo. La tragedia ci affascina, di quel fascino paradossale tipico del grottesco, soddisfacendo la morbosa curiosità, mai definitivamente sopita dentro di noi, che sperimentiamo nei riguardi dell’ignoto, dell’oscurità. Cosa rappresenta infatti la tragedia se non l’estrema concretizzazione delle nostre paure più recondite, degli impulsi distruttivi ed innominabili che ci abitano? Per questa ragione gli antichi greci attribuivano alla tragedia una funzione catartica: incarnando le varie declinazioni di male insite nella natura umana, la rappresentazione teatrale liberava, purificando, gli spettatori che vi assistevano. Parte di questa concezione ha permeato la cultura contemporanea, come si evince dalla tendenza dei mezzi di comunicazione a celebrare in modo esasperante i più cruenti casi di cronaca, ma anche in quel gusto romantico che induce a divinizzare delle figure ritenute esemplari per aver fatto della tragedia la propria ragion d’être. L’artista maledetto e tormentato assume un ruolo centrale nel XIX secolo, cristallizzandosi nella figura mitica dei poet maudits: Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Stephane Mallarmè, per citarne i maggiori esponenti; l’artista in questo periodo scende dal suo piedistallo, liberandosi dell’aurea dorata che lo aveva accompagnato sino a quel momento, e abbandonandosi invece alle dimensioni più oscure della condizione umana, L’intellettuale diviene così colui che profana valori e convenzioni della società borghese, scegliendo deliberatamente, come gesto di supremo rifiuto, il male e l’abiezione, preferendo la via dell’autoannientamento ai valori di una società che non lo comprende e rifugiandosi quindi nella celebrazione degli impulsi distruttivi e della morte. Ma se in gran parte dei casi, questa celebrazione rimaneva puramente una tendenza artistica, è rilevante invece notare come arte e biografia in questo periodo si leghino in un connubio totalizzante, in cui è impossibile separare e discernere l’una dall’altra, e in cui la celebrazione artistico-letteraria dell’autoannientamento non poteva che tradursi inevitabilmente nell’abuso fisico e reale della propria persona, attraverso l’abuso di alcol e droga e tramite ogni declinazione dell’autolesionismo. Come è ovvio dedurre, in questa prospettiva, il maggior ideale è rappresentato dal definitivo annientamento dell’artista stesso che consacra la propria opera attraverso gli esiti estremi della propria vocazione, sacrificando la propria vita mortale a beneficio dell’eternità del proprio messaggio. A questo proposito, gli esempi si sprecano, in arte come in letteratura: Mark Rothko, Vincent Van Gogh, Paul Jackson Pollock, Ernest Hemingway, Vladimir Majakovskij, Sylvia Plath, Virginia Woolf, ma forse i martiri dell’arte attualmente maggiormente riconosciuti e celebrati si collocano nell’ambito della musica rock: da Nick Drake a Ian Curtis, da Luigi Tenco a Kurt Cobain. Il culto di cui sono divenuti oggetto queste figure e l’ampia diffusione del loro messaggio, è attribuibile sia alla necessità di cui prima, ma è anche frutto dell’esigenza di trovare una giustificazione al disagio che sperimentiamo costantemente nella società contemporanea, per questo siamo sempre affamati di autori, filosofi, musicisti che ci aiutino a sostenere il peso di questo disagio che ci abita, che ne diano una legittimazione, e che quindi infine lo nobilitino. Sebbene ogni nome precedentemente citato meriti di essere oggetto di un approfondimento attento, tanto è complessa la poetica sviluppata nelle loro opere, ho deciso di prendere in esame un fiore raro che in questo Paese, per motivi a me ignoti, non ha ricevuto il seguito ed il riconoscimento che meritava, poiché sono convinta della forza comunicativa e del valore artistico della poesia di Richey James Edwards, chitarrista e songwriter dei Manic Street Preachers.

Entrai in contatto con i testi di Richey Edwards a quattordici anni quando, come era mia abitudine, mi feci guidare dall’istinto, scegliendo casualmente nel mio negozio di musica di fiducia, un album che, per qualche motivo, suscitava la mia curiosità, forte del fatto che, per quanto assurdo possa sembrare, è grazie a questo metodo che ho conosciuto gran parte dei miei artisti preferiti. Michael Stipe, frontman dei R.E.M., narra di aver acquistato “Horses”, il leggendario album che ha consacrato Patti Smith, e di esserne rimasto talmente colpito, da aver trascorso l’intera notte ad ascoltare ossessivamente il disco nel salotto di casa, con le cuffie serrate alle orecchie per non svegliare i genitori, decidendo in quel preciso istante che la musica sarebbe diventata il suo futuro. Ho sempre guardato con scetticismo a questo aneddoto, troppo melodrammatico per i miei gusti, solo in un’afosa mattina di luglio, dopo aver trascorso una notte insonne soggiogata dalle cuffie dello stereo , incantata e trafitta da ogni singolo verso di “The Holy Bible” dei Manic Street Preachers, fui costretta a ricredermi, comprendendo infine cosa intendesse Stipe. Non si trattava tanto di una valutazione oggettiva di qualità, di album migliori ne è piena la storia della musica, io stessa lo riconosco, ma c’era qualcosa in quel disco che non avevo mai sperimentato prima di allora; sebbene ci fossero state canzoni a cui riuscivo a relazionarmi, i cui temi mi erano vicini, mai dei testi musicali erano riusciti a sfondare il muro del suono, a penetrarmi dentro, scrutando i reconditi più oscuri, uscire e raccontarli al mondo in versi di poesia. Ogni sillaba di quei testi poteva essere stata strappata dalle mie labbra, estrapolata dalle pagine del mio diario, la sofferenza, il dolore ed il disagio emanato da quelle canzoni mi affascinavano nella misura in cui erano specchio delle stesse ombre che tuttora mi abitano, e che non si esaurivano nella sterilità di affermazioni generaliste e superficiali come “la vita fa schifo” o amenità simili, ma andavano più a fondo, riaprivano ferite mai guarite, pizzicavano le corde più sensibili di una condizione umana mai percepita come sufficiente, e lo facevano non scadendo mai nella facile autocommiserazione, ma con parole tanto taglienti da trafiggere la pelle e l’anima. Acquistai “The Holy Bible” solo per aver vagamente sentito nominare i Manic Street Preachers, perciò ai tempi non conoscevo i dettagli della loro storia, né tantomeno la mente che si celava dietro a quei testi dall’impatto tanto devastante. L’amore per il gruppo e per la figura di Richey Edwards, in particolare, fu rafforzato non solo dalla vicinanza poetica che avvertivo nei confronti degli scritti di Edwards, ma anche dal constatare numerose analogie biografiche e psicologiche che accomunavano la mia e la sua persona. Richey nasce nel 1967 a Blackwood, una piccola cittadina vicino Cardiff, al contrario di quanto si potrebbe pensare, la sua infanzia trascorre felicemente, nonostante la congenita timidezza che caratterizzava il ragazzo; con l’avvento dell’adolescenza quella lieve timidezza infantile divenne un vero carattere patologico che confluì in una notevole insicurezza e in una quasi totale assenza di autostima, come raccontano gli altri membri del gruppo, Edwards era costantemente convinto che nessuno volesse ascoltare ciò che aveva da dire, perciò si chiuse in se stesso, in una riservatezza a tratti disarmante. In quel deliberato isolamento, Edwards divenne paradossalmente sempre più assetato di sapere, di cultura, a 14 anni vantava trai suoi interessi la letteratura (con una spiccata preferenza per Albert Camus), l’arte, la storia contemporanea e la politica; l’educazione appariva a Richey non solo come un mezzo privilegiato per la crescita e lo sviluppo della propria coscienza di individuo, ma come un vero e proprio riscatto sociale, tanto dalla proprie umili origini proletarie, che dalle persone che non erano riuscite a comprenderlo durante la sua crescita. L’apice di questo riscatto si realizzò nel passo successivo: nell’atto stesso della scrittura, un processo creativo per lo più difficilmente accessibile a gran parte degli individui, e in grado di soddisfare l’urgente esigenza comunicativa che pulsava, inespressa, all’interno del ragazzo, come si evince da alcune dichiarazioni successive come: “Sono cosciente della mia debolezza, per tutta la vita mi sono sentito più fragile rispetto alle altre persone, non occorre molto per ferirmi – ma sono cosciente di poter fare cose che gli altri non immaginano neppure”. Richey trovò il naturale approdo per i suoi testi nella musica, perciò non esitò ad unirsi al gruppo che gli amici intimi Nicky Wire (basso), James Dean Bradfield (chitarra, voce) e Sean Moore (batteria) stavano formando. Come il suo idolo Sid Vicious, iconico bassista della band punk Sex Pistols, Richey non eccelleva nel suonare un particolare strumento musicale, si raacconta ddirittura che in molti concerti la sua chitarra non venisse nemmeno collegata all'amplificatore, così insieme a Wire, a cui era profondamente legato, intellettualmente e (possibilmente) sentimentalmente, tanto che la stampa inglese soprannominò la coppia “The Glamour Twins”, si occupò di scrivere i testi delle canzoni e di gestire l'immagine mediatica del gruppo, lasciando agli altri due membri il compito della composizione musicale. Le canzoni contenute nei primi due album (Generation Terrorists, 1992, e Gold Against the Soul, 1993) rispecchiavano nuova generazione di consumatori di musica, che esigeva intelligenza, cultura e valori in quello che ascoltava, e che riconosceva in Edwards, intellettuale inquieto e disperato, il nuovo grande (anti)eroe. Ma come lo stesso Wire scriverà successivamente, quella capacità di analisi tanto profonda, quell'eccessiva sensibilità portata quasi all'esasperazione, che caratterizzavano Richey, da un lato furono le condizioni che gli permisero di comprendere il significato ultimo dell'esistenza, di vedere attraverso ogni singola manifestazione, dall'altro furono anche la sua condanna, e nel mondo dorato e distruttivo dello showbusiness non poteva essere altrimenti. Durante l'università, Edwards aveva iniziato ad infliggersi deliberatamente delle ferite con oggetti taglienti, ma gli amici allora non prestarono troppo attenzione a questo atteggiamento, dato che, a quanto pare, era notevolmente diffuso tra gli studenti; ma una volta conseguita la laurea in scienze politiche, il ragazzo non cessò queste abitudini, che anzi si andarono amplificando (epocale fu la sua dichiarazione “Quando mi ferisco, mi sento decisamente meglio. Tutte le piccole cose che prima mi preoccupavano diventano improvvisamente delle inezie, perchè mi sto concentrando sul dolore fisico. Non sono il tipo di persona in grado di urlare a gran voce ciò che sente, perciò questo è il mio unico sfogo”), fino al leggendario episodio del 1991, durante il quale Steve Lamacq, cronista del settimanale inglese NME, mise in dubbio l'onestà dell'arte e dei valori professati dalla band, suscitando una delle reazioni più sconvolgenti della storia del Rock 'n Roll: tramite una lametta di rasoio, Richey si incide l'avambraccio sinistro, il primo taglio è il più profondo e quasi recide un'arteria, ma nonostante stia perdendo molto sangue, Richey va avanti finchè non finisce di scrivere la sua dichiarazione di intenti: “4 real” - “Davvero”. Prima di venire trasportato in ospedale, Richey si alza in piedi e mostra il braccio al fotografo che ha accompagnato Steve, per uno scatto che rimane nella storia. L'episodio segnò solo l'inizio dell'abisso in cui ben presto precipitò Richey Edwards, che in pochi anni divenne l'immagine stessa del concetto di autodistruzione, abusando della propria persona in ogni modo possibile: autolesionismo, depressione, anoressia, abuso di alcol (l'unico mezzo che riuscisse a sconfiggere la sua insonnia, a detta di Edwards). Patologie comuni a molte persone, e che resero la figura di Richey ancora più amata dal pubblico, che vedeva nella sua sofferenza una giustificazione e una nobilitazione della propria, ma è rilevante notare come tutte le patologie fin'ora citate, condividano un fondamento comune: l'abuso di se stessi come ultima e definitiva affermazione di potenza della mente sul proprio corpo, in risposta alla sensazione di caos incontrollabile percepito come dominante nel mondo esterno, della materialità, e quindi del corpo. Non si trattava di gesti conclamati, espressione di un bisogno di attenzioni, ma anzi erano dolori privati, messi in seguito sulle prime pagine dei giornali, erano il tentativo definitivo di affermare se stessi oltre la soffocante trasmutabilità che ci caratterizza. L'autodistruzione come suprema affermazione del proprio essere, il definitivo fallimento di ogni tentativo di cambiamento, esistenzialmente quanto politicamente, l'urgente esigenza di espiazione e purezza sono i temi che trovano espressione in “The Holy Bible”, a mio avviso, uno degli album più cupi, angoscianti e al contempo, tremendamente affascinanti della storia della musica. Nello stesso mese in cui l'album raggiunge il successo nelle classifiche internazionali, Richey viene ricoverato in diversi ospedali psichiatrici, finalmente disposto ad ammettere di aver desiderato l'indesiderabile, varcare la condizione umana, di essere un Icaro che si è troppo avvicinato al sole. Ma una volta dimesso, gli altri membri del gruppo stentato a riconoscere l'amico, raccontano di quanto il Prozac e la traumatica riabilitazione a sfondo cattolico-ortodosso, cui è stato sottoposto alla Priory Clinic di Londra, lo abbiano segnato, rendendolo irriconoscibile. Il 1 Febbraio del 1995 Richey uscì dall'Hotel Embassy a pochi giorni dall'inizio del tour americano che avrebbe dovuto consacrare internazionalmente i Manic Street Preachers, la sua macchina venne ritrovata il giorno seguente nella stazione di servizio Aust sul lato est di Severn Bridge, ponte che separa il Galles dall'Inghilterra, meta celebre per i suicidi, nel suo appartamento di Cardiff vengono rinvenuti il passaporto e le carte di credito, ma di Richey Edwards nessuna traccia. La scomparsa di Richey Edwards è uno dei misteri insoluti di cui è costellata la storia della musica rock, e la discussione riguardo il suo presunto suicidio è ancora aperta, sebbene la sentenza del novembre del 2008 ormai dichiari il poeta “presumibilmente morto”. Ma a differenza delle altre tragedie della storia della musica, in cui si conosceva l'esito dei protagonisti, l'improvvisa ed insoluta sparizione rende questo caso anomalo ed estremamente straziante, non tanto per colui che se ne è andato, ma per coloro che ha lasciato indietro senza nemmeno un congedo, un semplice arrivederci, senza un corpo su cui piangere, se veramente accettiamo l'ipotesi del suicidio, lasciando le persone a lui più care a vagare in un limbo eterno di incertezza e speranza, nella fiducia di poter un giorno semplicemente dirgli addio, esorcizzando lo spettro che dal 1995 li perseguita. Ascoltare gli album dei Manic Street Preachers composti dopo la dipartita di Richey, è al contempo un'esperienza meravigliosa, per la qualità musicale raggiunta dal gruppo, e struggente, per il rimorso ed il rimpianto che le canzoni sembrano emanare. I testi, adesso esclusivamente composti da Nicky Wire, sembrano continuamente dialogare con i fantasmi del passato, chiedendo invano un perdono che sono coscienti di non poter più ricevere, memori di parole non dette, di ricordi ormai evanescenti, di un affetto profondo mai sopito, ed ancora vivo, nonostante la disperazione, nonostante gli anni che si accumulano ingrati, ma mai scalfito dalla rassegnazione.














thewastelander|14:06 | commenti

sabato, 14 febbraio 2009
A+






Bellezza muore, e mezzanotte, ed estasi:
che i venti dell'alba, mentre lievi
spirano intorno al tuo capo sognante,
mostrino un giorno di accoglienza tale
che occhio e cuore pulsino e gioiscano,
paghi di un mondo, il nostro, che è mortale;
meriggi di arsura ti ritrovino
nutrito dei poteri involontari,
notti di oltraggio ti lascino andare
sorvegliato da ogni umano amore.





thewastelander|12:52 | commenti (2)



The Waste Land




Il nulla nulleggia
(M. Heidegger)




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La nostra unica salute è la malattia
Se obbediamo all'infermiera morente
La cui cura costante non è di piacere
Ma di ricordarci la maledizione nostra e d'Adamo,
E che per guarire la nostra malattia deve peggiorare.

Tutta la terra è il nostro ospedale
Finanziato da un milionario in rovina,
Dove, se va bene, moriremo
Dell'assoluta cura paterna
Che non ci lascerà mai, ma ci precede dappertutto.

(T.S.Eliot)




Fevers and Mirrors

Amo: Le parole, il suono delle parole, la filosofia, la letteratura, il cinema, i libri, l'odore di libri vecchi, l'arte, la moda come arte, scrivere, riflettere sempre e troppo, le virgole, i ciliegi in fiore, le persone che hanno qualcosa da dire e preferiscono dirlo sottovoce piuttosto che urlarlo, Enrico Ghezzi, la Francia e la cultura francese, l'immaginario della Nouvelle Vague, chi studia Teologia a Friburgo, la scuola di Francoforte, il circolo ermeneutico, il nichilismo dominante, l'efebicità come ideale di bellezza, l'utopismo disperato di Hegel e Cartesio, Richey Edwards, Eero Arnio, Marc Jacobs, il formato editoriale degli Einaudi Tascabili, le reflex Canon, Hedi Slimane, i broccoli, l'amenorrea, la seconda legge della termodinamica, il dandysmo come stile di vita, la battaglia di Balaclava, abbracciare i cavalli come Nietzsche, Martino Heidegger, la fenomenologia ermeneutica, Jonny Greenwood ed i suoi capelli ipnotici, Brett Anderson che suona il tamburello, le teorie cospiratorie a sfondo omossessuale

Non Amo: il pragmatismo, l'utilitarismo, il materialismo storico, chi agisce e riflette secondo ideali di partito, il militantismo, la stereotipizzazione, l'ignoranza consapevole, l'idiosincrasia diffusa, i punti esclamativi (specialmente se accostati a punti interrogativi), gli errori riguardanti i tempi verbali, la gente ingorda e/o golosa, il junk food (leggi le schifezze alimentari), Paolo Mereghetti, Immanuel Kant e i kantiani in generale, Karl Marx e i marxisti in generale, la letteratura da bancone dell'esselunga, gli "atei da caffè" (cifr), i giovani di destra e i giovani di sinistra indiscriminatamente, i crimini estetici, il cattivo gusto imperante, il kebab, la birra, quelli che sostengono che "I Beatles sono il gruppo più sopravvalutato della storia"


Melodie

Nel Giradischi:


Manic Street Preachers - Journal For Plague Lovers (2009)


Patrick Wolf - The Bachelor (2009)


Essenzialmente: Air . Beck . Bénabar . Benjamin Biolay . Bob Dylan . Brian Eno. Bright Eyes . Charles Trenet . Damien Rice. David Bowie . David Sylvian. Depeche Mode. Edith Piaf . Ella Fitzgerald . Eric Clapton. Fabrizio de André. Fiona Apple . Franco Battiato . Françoise Hardy . Franz Ferdinand . Fryderyk Chopin . Georges Brassens . Glenn Miller . Japan. Jacques Brel . Jarvis Cocker . Johannes Brahms . John Coltrane . Joni Mitchell . Joy Division . Keren Ann . Leonard Cohen . Lou Reed . Luigi Tenco . Manic Street Preachers . New Order . Nick Drake . Nico . Noir Désir . Patrick Wolf . Patti Smith . Pink Floyd . PJ Harvey . R.E.M. . Radiohead . Rufus Wainwright . Ryuichi Sakamoto. Serge Gainsbourg . Sigur Rós . Simon & Garfunkel . Sleater Kinney. Sonic Youth . Suede. Syd Barrett . Talking Heads . The Animals . The Beatles . The Clash . The Cure . The Doors . The Fall. The Hives . The Jam . The Kills . The Kinks . The Organ . The Puppini Sisters . The Rolling Stones . The smiths . The Velvet Underground . The White stripes . The Who . Them and Van Morrison. Thom Yorke . Thomas Fersen . Le Tigre . Tim Buckley . Wilco .


Fotogrammi

Ultimo film visto:


Philippe Garrel - La Frontiera dell'Alba (2008)



"Per voi il cinema è spettacolo, per me è quasi una concezione del mondo"
(Vladimir Majakovskij)



center>(Nouvelle Vague e figli)
Philippe Garrel: Le Révélateur. La Cicatrice intérieure. Le Bleu des origines. L'enfant secret . Les Baisers de secours. J'entends plus la guitare. La Naissance de l'amour. Le Vent de la nuit. Sauvage Innocence. Les Amants réguliers . La Frontière de l'aube.

Jean-Luc Godard: À bout de souffle (Fino all'ultimo respiro). Le Petit Soldat . Une femme est une femme (La donna è donna) . Vivre Sa Vie (Questa è la mia vita) . Les Carabiniers . Le mépris (Il disprezzo) . Bande à part (Separato Magnetico) . Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution (Agente Lemmy Caution, missione Alphaville) . Pierrot le fou (Il bandito delle ore Undici) . Masculin féminin (Il maschio e la femmina) . Made in U.S.A. (Una storia americana) . Deux ou trois choses que je sais d'elle (Due o tre cose che so di lei) . La Chinoise (La Cinese). Weekend (Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica ). Sympathy for the Devil . Tout va bien (Crepa padrone, tutto va bene) . Prénom Carmen . Histoires du cinéma.

Alain Resnais: Nuit et brouillard (Notte e Nebbia). Hiroshima mon amour . L'année dernière à Marienbad (L'anno scorso a Marienbad) . Muriel ou Le temps d'un retour (Muriel, il tempo di un ritorno). La guerre est finie (La guerra è finita). Je t'aime, je t'aime (Je t'aime, je t'aime - Anatatomia di un suicidio). La vie est un roman (La vita è un romanzo). L'amour à mort . Melò.

Jacques Rivette: Paris nous appartient. La Religieuse (Susanna Simonin, la religiosa). L'Amour fou. Out 1 : Noli me tangere . Merry-Go-Round . L'Amour par terre (L'amore in pezzi). La Belle Noiseuse (La bella scontrosa) . Ne Touchez Pas la Hache (La duchessa di Langeais).

Éric Rohmer: Ma nuit chez Maud (La mia notte con Maud). L'amour l'après-midi (L'amore il pomeriggio). La Marquise d'O... (La marchesa Von...).Pauline à la plage (Pauline alla spiaggia). Les nuits de la pleine lune (Le notti della luna piena). Le rayon vert (Il raggio Verde). Conte de printemps (Racconto di primavera). Conte d'hiver (Racconto d'inverno). Conte d'été (Un ragazzo, tre ragazze...) . Conte d'automne (Racconto d'autunno) . Les rendez-vous de Paris (Incontro a Parigi) . L'Anglaise et le Duc (La nobildonna e il Duca).

François Truffaut: Les quatre-cents coups (I quattrocento colpi) . Tirez sur le pianiste (Tirate sul pianista) . Jules et Jim (Jules e Jim) . La peau douce (La calda amante) . Fahrenheit 451 . Baisers volés (Baci Rubati) . L'enfant sauvage (Il ragazzo selvaggio). Une belle fille comme moi (Mica scema la ragazza!). La nuit américaine (Effetto Notte) . L'histoire d'Adèle H. (Adèle H, una storia d'amore) . L'homme qui aimait les femmes (L'uomo che amava le donne). L'amour en fuite (L'amore fugge). Le dernier métro (L'ultimo metrò). La femme d'à côté (La signora della porta accanto) . Vivement dimanche! (Finalmente Domenica).

(Italia)

Michelangelo Antonioni: Cronaca di un amore. La signora senza camelie. I vinti . Le amiche. Il grido . L'avventura . La notte. L'eclisse. Il deserto rosso . Blow-Up . Zabriskie Point. Professione: reporter . Identificazione di una donna.

Bernardo Bertolucci: La commare secca . Prima della rivoluzione . Il conformista . Ultimo tango a Parigi . Novecento . La tragedia di un uomo ridicolo. Il tè nel deserto. The Dreamers.

Pier Paolo Pasolini: Accattone . Mamma Roma. Uccellacci e uccellini . Che cosa sono le nuvole?. Edipo re. Medea. Il Decameron . I racconti di Canterbury . Salò o le centoventi giornate di Sodoma.

Roberto Rossellini: Roma, città aperta . Desiderio . Paisà . Dov'è la libertà...? . La paura .

Luchino Visconti: La terra trema . Bellissima . Le notti bianche . Il Gattopardo . Lo straniero . La caduta degli dei . L'innocente .

(Altro)

Ingmar Bergman: Det sjunde inseglet (Il settimo sigillo). Smultronstället (Il posto delle fragole) . Ansiktet (Il volto) . Såsom i en spegel (come in uno specchio) . Nattvardsgästerna (Luci d'Inverno). Tystnaden (Il silenzio) . Persona . Vargtimmen (L'ora del lupo) . Viskningar och rop (Sussurri e grida) . Scener ur ett äktenskap (Scene da un matrimonio) . Höstsonaten (Sinfonia d'autunno) . Fanny och Alexander (Fanny e Alexander).

Luis Buñuel: Un chien andalou . L'âge d'or . Los olvidados (I figli della violenza) . Susana (Adolescenza torbida) . Él (Lui) . Ensayo de un crimen (Estasi di un delitto) . El ángel exterminador (L'angelo Sterminatore) . Belle de jour (Bella di giorno) . La voie lactée (La via lattea) . Le charme discret de la bourgeoisie (Il fascino discreto della borghesia) . Cet obscur objet du désir (Quell'oscuro oggetto del desiderio) .

Krzysztof Kieslowski: Dekalog (Decalogo) . Podwójne zycie Weroniki (La doppia vita di Veronica) . Trois couleurs: Bleu (Tre colori: Blu). Trois couleurs: Blanc (Tre colori: Bianco). Trois couleurs: Rouge(Tre Colori: Rosso).

David Lynch: The Elephant Man . Dune . Blue Velvet (Velluto Blu) . Twin Peaks . Mulholland Drive . Inland Empire (INLAND EMPIRE- L'impero della mente) .

Jean Renoir: Nana (Nanà) . La chienne (La cagna) . Madame Bovary . La vie est à nous (La vita è nostra) . Les bas-fonds (Verso la vita) . La grande illusion (La grande illusione) . La Marseillaise (La marsigliese) . La bête humaine (L'angelo del male) . The Amazing Mrs. Holliday (Verso l'ignoto) . This Land Is Mine (Questa terra è mia) . The River (Il fiume) . Le caporal épinglé (Le strane licenze del caporale Dupont).

Josef von Sternberg: Underworld (Le notti di Chicago) . The Last Command (Crepuscolo di Gloria) . Der Blaue Engel (L'angelo Azzurro). Dishonored (Disonorata) . Shanghai Express . Blonde Venus (Venere Bionda) .

Jean Vigo: À propos de Nice. Taris, roi de l'eau . Zéro de conduite (Zero in condotta) . L'Atalante .



Pagine

Sul Comodino:



Nicola Lecca - Il corpo odiato


(Modernismo)

Samuel Beckett: En attendant Godot (Aspettando Godot) . Fin de partie (Finale di partita) . Krapp's Last Tape (L'ultimo nastro di Krapp) . Happy Days (Giorni felici) . Not I (Non io) .

Louis-Ferdinand Céline: Voyage au bout de la nuit (Viaggio al termine della notte) . Mort à crédit (Morte a Credito) . D'un château l'autre (Da un castello all'altro). Nord . Rigodon .

T.S. Eliot: The Love Song of J. Alfred Prufrock . The Waste Land (La terra desolata) . The Hollow Men . Ash Wednesday (Il mercoledì delle ceneri) . Four Quartets (Quattro Quartetti) . Murder in the Cathedral (Assassinio nella cattedrale).

Francis Scott Fitzgerald: This Side of Paradise (Di qua dal paradiso) . The Beautiful and Damned (Belli e Dannati) . The Great Gatsby (Il grande Gatsby) . Tender Is the Night (Tenera è la notte) . The Last Tycoon (Gli ultimi fuochi) .

James Joyce: Dubliners (Gente di Dublino) . A Portrait of the Artist as a Young Man (Ritratto dell'artista da giovane) . Ulysses (Ulisse).

Franz Kafka: Die Verwandlung (La metamorfosi) . Ein Landarzt (Un medico di campagna) . Eine kaiserliche Botschaft (Un messaggio dell'imperatore) . Der Prozess (Il processo) . Das Schloß (Il Castello)

Marcel Proust: À la recherche du temps perdu (Alla ricerca del tempo perduto) .

William Butler Yeats: The Wild Swans at Coole (I cigni selvatici di Coole) . Celtic Twilight (Crepuscolo celtico) . The Tower (La torre) . The Winding Stair (Scala a chiocciola) . The Secret Rose (Rosa Segreta)

Virginia Woolf: Night and Day (Giorno e Notte) . Jacob's room (La stanza di Giacobbe) . Mrs Dalloway (La signora Dalloway) . To the lighthouse (Gita al faro) . Orlando . The waves (Le onde) .

(Esistenzialismo)

Simone de Beauvoir: Le sang des autres (Il sangue degli altri) . Tous les hommes sont mortels (Tutti gli uomini sono mortali) . Les Mandarins (I mandarini) . Mémoires d'une jeune fille rangée (Memorie di una ragazza perbene) . La Force de l'âge (L'età forte) . La Force des choses (La forza delle cose) . La Femme rompue (Una donna spezzata) .

Fyodor Dostoevsky: Umiliati e offesi. Memorie dal sottosuolo. Il giocatore . Delitto e castigo. L'idiota . I demoni . L'adolescente . I fratelli Karamazov .

Albert Camus: L'Étranger (Lo Straniero) . La Peste . La Chute (La caduta) . La Mort heureuse (La morte felice) .

Alberto Moravia: Gli indifferenti. Le ambizioni sbagliate . La bella vita. Agostino . Il conformista . Il disprezzo . La ciociara . La noia . La vita è gioco . La vita interiore .

Jean-Paul Sartre: La nausée (La nausea) . Le mur (Il muro) . L'Être et le néant (L'essere e il nulla) . Les chemins de la liberté (I cammini della libertà) .

(Poets Maudits)

Charles Baudelaire: Les Fleurs du mal (I fiori del male) . Les paradis artificiels (I paradisi artificiali) . Le Spleen de Paris (Lo spleen di Parigi) . Mon Coeur Mis à Nu (Il mio cuore messo a nudo) .

Arthur Rimbaud: Poésies (Poesie) . Une Saison en Enfer (Una stagione all'inferno) . Illuminations (Le illuminazioni) .

Paul Verlaine: Poèmes saturniens (Poemi saturnini) . Les Poètes maudits (I poeti maledetti) . Elégies (Elegie) .

(Altro)

Giacomo Leopardi: Canzoni . Versi . Canti .

Ian McEwan: The Cement Garden (Il giardino di cemento) . The Comfort of Strangers (Cortesie per gli ospiti) . The Child in Time (Bambini nel tempo) . Black Dogs (Cani Neri) . Enduring Love (L'amore fatale) . Amsterdam . Atonement (Espiazione) . Saturday (Sabato) . On Chesil Beach (Chesil Beach) .

Eugenio Montale : Ossi di seppia . Le occasioni . La bufera e altro . Satura . Diario del '71 e del '72 .

George Orwell: Down and Out in Paris and London (Senza un soldo a Parigi e a Londra) . The road to Wigan Pier (La strada di Wigan Pier) . Homage to Catalonia (Omaggio alla Catalogna) . Animal Farm (La fattoria degli animali) . 1984 .

Cesare Pavese: Lavorare stanca . Paesi tuoi . Il compagno . La casa in collina . La luna e i falò . Verrà la morte e avrà i tuoi occhi . Il mestiere di vivere

José Saramago: O Evangelho segundo Jesus Cristo (Il vangelo secondo Gesù Cristo) . Ensaio sobre a cegueira (Cecità) . A caverna (la caverna) . O homem duplicado (L'uomo duplicato) . As intermitências da morte (Le intermittenze della morte).

Oscar Wilde: The Happy Prince and Other Stories (Il principe felice e altri racconti) . The Picture of Dorian Gray (Il ritratto di Dorian Gray) . Lady Windermere's Fan (Il ventaglio di Lady Windermere) . Salomè . The Importance of Being Earnest (L'importanza di chiamarsi Ernesto) . The Ballad of Reading Gaol (La ballata del carcere di Reading) . De profundis .

Tracce
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Credits

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Immagine: Sasha Pivovarova by Hedi Slimane
Testo: East Cocker, IV dai Four Quartets di T.S. Eliot